Radio Sanremo

una avventura digitale nella comunicazione globale.

Radio Sanremo è nata il 28 ottobre 1939 ai tempi dell’Ente Italiano per le Audizioni Radiofoniche (Eiar) ma la stazione locale chiuse poco tempo dopo a causa della guerra.

Nel dopoguerra l'impianto locale, in onde medie, venne riacceso ma senza più la denominazione Radio Sanremo, diventando di fatto fino agli anni 90 uno dei ripetitori della rete Rai1.

Nel 1976 a seguito della liberalizzazione dell'etere, sancita dalla Corte costituzionale, esplose il travolgente fenomeno delle Radio libere e della radiofonia locale in Modulazione di Frequenza conosciuta da tutti come FM.

Nella primavera dello stesso anno, Radio Sanremo tornò a trasmettere grazie a un gruppo di appassionati che pensò di riprendere il nome per proporre un palinsesto dedicato alla cultura, alle informazioni locali e alla canzone d’autore e quindi del Club Tenco, che aveva mosso i suoi primi passi proprio in quegli anni.

Passano gli anni, arriva internet, che entrato quasi in punta di piedi e per gioco nella vita di tutti noi, esplode con tutta la sua forza collegando le persone dell’intero pianeta in tempo reale,  in modo semplice e a basso costo. Una rivoluzione!

Radio Sanremo segue l’evoluzione e si affaccia al mondo con la proposta di stream radio e app digitali, ottenendo numeri interessanti: picchi di 500 milioni di minuti di ascolto che da oltre 120 paesi nel mondo ascoltano la musica italiana.

È il mondo, specialmente di italiani ma non solo, che vuole sentire le nuove canzoni italiane ma anche quelle del festival dei primi anni.

Una prospettiva completamente diversa dalla precedente, che ha portato la platea iniziale, quella locale, a nuove possibilità di comunicazione è di informazione. Le prospettive di ascolto, portano  così Radio Sanremo a trasformare le modalità di ascolto, i suoi palinsesti e i suoi sponsor.

Sono anni di continuo cambiamento, una nuova rivoluzione si prospetta all’orizzonte grazie alle opportunità che portano le nuove tecnologie digitali a questa immensa platea che è il mondo.

Radio Sanremo oggi ha una vocazione “generalista”, con un occhio sempre aperto sulla scena musicale italiana e in particolare sulla lunga storia del Festival. La programmazione quotidiana può contare su un ampio ventaglio di programmi e tipologie musicali. Inoltre offre un’ampia informazione giornalistica con rubriche di vario genere oltre alle notizie nazionali 7 giorni su 7 in onda dalle 7 alle 20

Radio Sanremo, una coinvolgente avventura digitale nella comunicazione globale.

RADIO SANREMO parte da lontano: un nome nato il 28 ottobre 1939 ai tempi dell’Eiar e recuperato da un gruppo di appassionati “sanremaschi” nel 1975 nei giorni in cui esplodeva il travolgente fenomeno della radiofonia locale. Una entusiasmante avventura durata cinque decenni, che oggi ha affrontato la sfida della comunicazione globale.

In occasione del suo cinquantesimo compleanno RADIO SANREMO ha aggiornato la struttura tecnica con la diffusione in Digitale Audio Video con i nuovi server destinati all’ascolto e visione in streaming audio video via web, mobile ed altre piattaforme come in DVBT2 in chiaro e in tecnica HBBTV.

RADIO SANREMO ha mantenuto una vocazione “generalista”, con un occhio sempre aperto sulla scena musicale italiana e in particolare sulla lunga storia del Festival. La programmazione quotidiana può contare su un ampio ventaglio di programmi e tipologie musicali. Inoltre offre informazione giornalistica locale e nazionale con rubriche di vario genere fra le 7 e le 21.

Le origini

Primavera 1976. Per Sanremo fu la “primavera delle radio”. Nacquero allora le radio cittadine che allora venivano chiamate velleitariamente “radio libere” per contrapporsi al rigido monopolio radiofonico e televisivo della Rai-TV appena intaccato, fino a quel momento, dalle trasmissioni italiane di Radio Montecarlo che trasmetteva dal Principato, quindi fuori dal territorio nazionale.

In quella primavera a Sanremo, radiofonicamente, c’era effervescenza. Il 26 febbraio 1976, con un comunicato ufficiale, RADIO SANREMO annunciò l’inizio delle trasmissioni “dopo una lunga fase di sperimentazione e messa a punto” come spiegava il documento.

Non era l’unica. Pochi giorni prima erano partite le trasmissioni di Radio Stereo Sanremo Mc 103 che, nel tempo, sarebbe diventata Radio 103 e, qualche mese dopo, decollò Radio National Sanremo 102 oggi inglobata in una emittente piemontese.

Perché è nata RADIO SANREMO?

Casualmente si potrebbe dire ma non era proprio così. L’idea “folle” – perché tale era in quell’epoca e in quelle condizioni – venne a due (allora) giovani sanremesi Aldo Canina, funzionario della Stel la società che allora gestiva i filobus cittadini e Bruno Monticone giornalista.

Erano appassionati di storia della radiofonia, affascinati dal fatto di aver scoperto che, a Sanremo, alla fine del 1945, a guerra appena finita, aveva funzionato da un impianto dell’EIAR installato nel 1939, una RADIO SANREMO che trasmetteva ad onde medie. Durò pochi mesi fino a quando la nascente RAI riuscì a ripristinare il proprio monopolio passata la confusione del dopoguerra.

Se ne sapeva poco o niente: la sede era alla Madonna della Costa in una casa chiamata “Le Chateau”, i due appassionati riuscirono anche a rintracciare uno speaker di quella radio. Era Duilio Cossu, dirigente comunale, che fu amico e compagno di scuola di Italo Calvino (che ne fece un personaggio del suo libro “L’entrata in guerra”). Cossu raccontò di quella radio che, in onde medie, arrivava a paesi lontani da cui scrivevano molti ascoltatori. Alcune trasmissioni venivano effettuate in diretta dal Casino con i suoni ed i ritmi classici delle orchestrine americane del dopoguerra.

La differenza tra il 1945 e il 1976 era che, in Italia, in quegli anni, stava nascendo il fenomeno delle radio libere. Non ancora codificato, non ancora accettato, ma in fase di sviluppo. In alcune città italiane, specie le più grandi, cominciavano a funzionare emittenti al di fuori dei circuiti RAI. Nacque allora l’idea di farne una a Sanremo.

A Canina e Monticone, nell’avventura, si unirono il giornalista Sergio Sricchia, il pubblicitario Alberto Alessio e Giovanni Malaspina, il tecnico, senza il quale il progetto non sarebbe mai decollato. Fu costituita una società a responsabilità limitata – capitale sociale 500 mila lire diviso in quote da 100 mila lire, l’atto costitutivo fu stipulato nello studio del Notaio Marzi – e l’idea “folle” prese corpo. In modo molto pionieristico sicuramente, ma con grande entusiasmo. Fu trovata la sede, alla Madonna della Costa (casuale ma il riferimento alla vicinanza con la vecchia RADIO SANREMO sembrò di buon auspicio), fu rimediato un trasmettitore militare acquistato a Livorno in una base americana, fu messa insieme una piccola squadra che, ai soci fondatori, affiancò una serie di conduttori, ovviamente volontari.

RADIO SANREMO partì così in quell’aprile 1976. Non fu una partenza del tutto indolore: il vecchio trasmettitore fece il suo dovere solo per undici ore poi saltò. Malaspina dovette fare un secondo viaggio a Livorno da cui tornò con un altro trasmettitore da 50 watt che, questa volta, non fece capricci. Non fu l’unico intoppo.

Dopo qualche giorno alla sede di RADIO SANREMO alla Madonna della Costa bussò l’Escopost, la polizia postale con un’ingiunzione di chiusura. Erano gli ultimi colpi d’ala di un monopolio radiofonico che stava morendo. E, infatti, come centinaia di altre emittenti in Italia, RADIO SANREMO riprese a trasmettere dopo pochi giorni. Finalmente senza più ostacoli.

Ma com’era RADIO SANREMO ai suoi inizi?

Bisogna pensare che, per la città, era un’autentica novità. Non c’erano ancora le tivù private e una radio che parlava di Sanremo e di fatti cittadini suscitò molto interesse e molta curiosità.
Anche se per i sanremesi RADIO SANREMO divenne RADIO SANREMO 104 per via della frequenza su cui trasmetteva. Mentre altre emittenti locali scelsero soprattutto la musica come elemento trainante di programmazione, RADIO SANREMO affiancò, alla musica, una ricca proposta di intrattenimento, dibattiti e servizi giornalistici.

In quei primi due anni di vita videro la luce programmi come “U campanin de San Scì”, trasmissione dialettale che andava in onda la domenica alle 13 curata da Nini Sappia attore-principe della Compagnia Stabile Città di Sanremo che sarebbe poi diventato presidente della stessa Radio (leggendario il dibattito con gli ascoltatori, andato avanti per un anno, sulla vera ricetta del “brandacujun”); come “In compagnia di Fausto” curata dal celebre sassofonista Fausto Papetti, big della musica leggera nazionale che risiedeva ad Ospedaletti; come le rubriche dedicate ai cantautori (curata da Beppe Monticone), alla musica country (curata da Luca Sirtori), alle canzoni degli anni 40 (curata da Ernesto Bonino, popolarissimo cantante degli anni 40, che si era stabilito a Sanremo); o come “Nel mondo della poesia” (curata da Massimo Crespi e Flavio Bianchi”); come “Obiettivo Rally” (rubrica condotta da Silvio Maiga, il sanremese che in quegli anni faceva da navigatore al campionissimo di rally Sandro Munari). Ci si occupò di politica cittadina con dibattiti cui presero parte i protagonisti della politica locale ed una rubrica di commento di Vittorio Preve, inviato de La Stampa.

Il sindaco del tempo, Giuseppe Rovere, scelse proprio RADIO SANREMO per un saluto agli studenti all’inizio dell’anno scolastico 1976-77. Ogni giorno, poi, alle 19,30, andava in onda “Sanremosera”, notiziario giornalistico cittadino curato dai giornalisti Bruno Monticone (La Stampa) e Gabriele Mutti (Il Secolo XIX).

Lo sport fu un cavallo di battaglia di RADIO SANREMO: dibattiti (spesso polemici) e interviste al sabato sera ed al lunedi sera prima e dopo le partite della Sanremese condotti da Sergio Sricchia, Guido Rancati e Bruno Monticone, servizi speciali come un’intervista (curata da Sricchia) al pugile Nino Benvenuti nel decennale della sua vittoria mondiale contro Griffith, a New York, nel 1967 e, soprattutto, novità assoluta e graditissima le dirette delle partite in trasferta della Sanremese Calcio.

Il radiocronista era Amedeo Costanzo, grande tifoso biancazzurro, che diventò popolarissimo e fece storia a sé. Le sue trasferte erano spesso vere avventure. Non tutte le squadre gli permettevano di trasmettere (via telefono, è ovvio, noleggiato dalla Sip, la Telecom del tempo: i cellulari non c’erano!) da bordo campo o in tribuna. Spesso Costanzo doveva trovare postazioni in appartamenti privati che davano sullo stadio. Da famiglie cortesi che concedevano gentilmente lo spazio o che si facevano pagare.

Ma l’appuntamento con Costanzo diventò irrinunciabile, in quegli anni, per i tifosi biancazzurri.

Fu questa, in estrema sintesi, la RADIO SANREMO agli inizi. Pochi mezzi ma tanto entusiasmo e creatività. La radio trasmetteva ogni giorno dalle 9,30 alle 14 e dalle 18 alle 23 dal lunedì al venerdì. Dalle 14 alle 18 andava in onda musica registrata. Il sabato e la domenica programmazione ininterrotta dalle 9 alle 23 quando, però, iniziava il “Notturno su Sanremo” che andava in onda tutta la notte e che diventò un momento di intenso dialogo con chi tirava tardi o lavorava nelle ore notturne. Fu un’epopea oggi ricordata con nostalgia da chi l’ha vissuta, figlia ovviamente di quegli anni. Presto, già alla fine degli anni 70, le cose sarebbero cambiate con la nascita delle tivù private che tolsero un po’ di visibilità alle radio, la necessità di strutturare sempre di più le radio anche sul piano professionale ed i tempi che evolvevano sul piano del costume e della società.

RADIO SANREMO chiuse alla fine degli anni 70 la sua fase pionieristica, entrarono nuovi azionisti, la programmazione mutò e si adeguò ai tempi. E iniziò quel percorso che l’ha condotta ancor oggi, dopo 50 anni, ad essere una realtà concreta della città e del suo comprensorio aprendosi la strada e la presenza in Italia e nel mondo grazie alle nuove tecnologie.

Ricordo con profonda gratitudine e con affetto sincero tutte le persone che, con entusiasmo e passione, hanno condiviso con me le loro esperienze, i loro racconti e i loro insegnamenti. Da ciascuno di loro ho imparato qualcosa di prezioso: non solo in ambito tecnico, amministrativo, giornalistico o artistico, ma soprattutto nel modo di comunicare con gli altri, di entrare in sintonia con chi ascolta.
A loro devo molto di ciò che sono stato in questa meravigliosa avventura della parola e dell’ascolto.

Un grazie particolare a Giovanni Malaspina, Francesco Nini Sappia, Amedeo Costanzo, Bruno Monticone e Renato Tavanti, che con la loro presenza e il loro esempio hanno lasciato in me un ricordo indelebile.

Mauro Birocchi